Troppo tardi

La porta fu colpita da qualcosa. Un suono secco e forte: lui sobbalzò.
Eppure sapeva benissimo quello che stava succedendo, quasi si sorprese di essere sorpreso.
Erano venuti a prenderlo.
Sedeva alla sua scrivania, quella nuova. Aveva appena finito di fare le valigie, al secondo piano di casa sua, un villino proprio all’uscita di Bari.
Pochi minuti prima, si era fermato a ricordare le sue imprese. Gli serviva per non affondare completamente nel mare di disperazione che lo guardava, nero e immenso, dal basso verso il quale il mondo lo stava proiettando a velocità enorme.
Soltanto qualche giorno fa, questa situazione era impensabile. Lui stesso, un pessimista di natura, non avrebbe mai immaginato che sarebbe andata a finire in quel modo. E invece.

Fonte:dal web


Sentiva le voci avvicinarsi. Il rumore si ripeté, e anche i muri tremavano. Sentiva le vibrazioni della stanza, che sembrava rimpicciolirsi per sputarlo fuori, fin sotto i suoi piedi. Era letteralmente paralizzato. In fondo lui era un bambinone, ora si stava letteralmente pisciando addosso.
Lo sguardo fisso su quella porta. I muscoli della faccia contratti in un’espressione di pieno terrore.
Per salvarsi, per strappare qualche secondo alla vita che stava fuggendo, non riuscendo a fare altro, ritornò ai ricordi recenti. In realtà era talmente impaurito che, chiedendosi cosa poteva fare, l’unica cosa che gli riuscì fu proprio pensare alle cose belle. Come fanno i bambini.
Tre giorni prima si trovava nella sala ricevimenti dello Sheraton. Era sul palco, e davanti a lui c’erano almeno cinquanta persone che lo applaudivano e che gli sorridevano benevoli. Lo avevano celebrato perché aveva donato una grossa somma (un’inezia per lui) per ricostruire l’asilo distrutto dal violento incendio del mese scorso. Era un benefattore!
E invece era già tutto pronto, la trappola stava per scattare. Quella maledettissima telefonata! Lo stavano seguendo da parecchi giorni, e ormai avevano tutto pronto per incastrarlo. Come sempre in queste situazioni, si era sentito troppo sicuro.
Lo stavano intercettando da un anno, glielo aveva detto (troppo tardi) il suo “amico”, era riuscito a scoprirlo solo in quel momento. Stava preparando tutto per andarsene, forse gli sarebbe riuscita la grande fuga.
E invece no. Erano arrivati a prenderlo. Si alzò di scatto, cerco la finestra, forse avrebbe trovato il coraggio di provare a saltare giù e sarebbe riuscito a fuggire. Quel pomeriggio era solo, la sua famiglia era partita il giorno precedente, almeno era riuscito a far fuggire loro, lui li avrebbe raggiunti il mattino seguente.
“Apri questa cazzo di porta!” gli urlarono un’ultima volta. Poi la sfondarono. Era accanto alla finestra, era scosso da un tremore fortissimo, piangeva.
“Vi prego, lasciatemi, pagherò, PAGHERO’!”
Non gli risposero, ma lui riuscì a sentire proprio in quel momento le sirene dei Carabinieri.
Lo trovarono riverso nel suo sangue, un colpo secco alla testa.
Poco dopo, su internet si era già diffusa la notizia che era stato ucciso, lo avevano preso prima le persone che aveva compromesso.

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Canto guardando il mare

Questa foto deriva da un fotogramma di un’intervista che è visibile in questa pagina (cliccate sul link per leggerla).
E’ stata registrata da due giovani giornalisti poco più che ventenni che sono andati a parlare con gli “zingari”, a poca distanza dalla città che si vive, sul lungomare di Bari. Vivono quasi come fantasmi.
In questa posa, la donna esprime tutta la sua condizione. Nella foto non si può vedere, ma sta guardando il mare, in un punto all’infinito. Nonostante le sue condizioni, però, come si può ben vedere dal video, canta e abbozza anche un sorriso.

Vi consiglio vivamente di leggere e vedere l’intervista.

Per vedere la foto a dimensione intera, cliccateci sopra.

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Patriota

Quest’uomo ha umiliato e violentato una popolazione.
Ha deliberatamente tolto elettricità e acqua alla città di Sarajevo.
I cecchini da lui comandati hanno sparato sui passanti, indifesi.
Dava caramelle ai ragazzini davanti alle telecamere prima di violentare e uccidere le loro madri, lontano dagli obiettivi.
Si è reso responsabile della morte di più di ottomila ( 8000 ) persone, ma potrebbero anche essere più.
Ha separato ragazzi, uomini e anziani dalle donne, per poi sbarazzarsi di loro come stracci e nascondendoli nelle fosse comuni.

Il 26 Maggio 2011, dopo una latitanza vissuta da animale in fuga, è stato catturato.


Questo è un europarlamentare italiano. Ha definito Mladic un patriota. Lo andrà a trovare.
Con queste parole ha sputato sopra tutte le vittime e i loro famigliari.
La prossima volta che ci sarà da votare, sarebbe bene ricordarsene.

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Caos – Parte II

Gianni e Francesco iniziarono a correre per allontanarsi al più presto, l’unica via che gli sembrava normale era arrivare all’università e unirsi alle persone che aspettavano là per il comizio finale. Da lì poi avrebbero trovato un passaggio per tornare a Triggiano.
Così fecero; in realtà fu Francesco da solo a pensare questo, e Gianni lo seguiva e lo sentiva urlare:”Andiamo all’ateneo VELOCE!!!” Leggi tutto il racconto

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Caos – Parte I

Fonte: dal web

Un’enorme colonna di fumo nero denso si alzava molto in alto, coprendo una buona fetta del cielo visibile in mezzo ai palazzi all’incrocio tra via Nicolai e via Roberto da Bari. Deflagrazioni scandivano irregolarmente il tempo, erano le dodici meno dieci del mattino, ma l’aria si era fatta scura per il fumo e dava quasi l’impressione di essere al tramonto. Gianni era per terra, vicino al murale che ritraeva una specie di Gesù Cristo con l’ittero, chinato accanto a Francesco.

La polizia non arrivava ancora (per fortuna), e delle ambulanze si sentiva la sirena costante, che a tratti aumentava l’intensità del suo suono, altre volte la diminuiva, ma la si poteva sentire sempre nell’aria.

Gianni richiamò il 118. Leggi tutto il racconto

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Uno su quattro

Era seduta sulla sedia più bella del mondo.

Ci credeva veramente, il bisbiglio della gente la mandava in estasi, e l’uomo che aveva davanti non era bello, ma era il portavoce del suo sogno.

Dialogava amabilmente con l’uomo davanti a lei, scherzava. In realtà rispondeva a brevi domande, e lo stato emotivo in cui si trovava faceva il resto. Lei non era mai stata così simpatica. Per entrare in confidenza con un uomo a tal punto ci metteva settimane.

Non si fidava molto degli altri, ma ancora di più non si fidava di se stessa. Leggi tutto il racconto

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Ritorno

Fonte: fotomontaggio di originale dal web

Camminava alla periferia di Bari, vicino al politecnico. In mano due buste della spesa. Dentro, una sottomarca di cola, una sottomarca di pasta, una sottomarca di biscotti spolverati allo zucchero a velo (ogni tanto uno sfizio ci vuole). Altre sottomarche.

Si fermò vicino ad un manifesto. Lesse il nome dell’ospite alla grande discoteca del sud barese. Si ricordò di lui alle origini, quando, nuovo ingresso nella scuderia, si presentò timido nella sua megavilla con due piscine a forma di stella (motivo ricorrente nella sua vita) e fiore (dovuto al suo grande romanticismo).

Glielo presentarono, lui lo guardò, e dopo le solite domande di circostanza, andò subito al cuore della questione. Leggi tutto il racconto

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