Uno su quattro

Era seduta sulla sedia più bella del mondo.

Ci credeva veramente, il bisbiglio della gente la mandava in estasi, e l’uomo che aveva davanti non era bello, ma era il portavoce del suo sogno.

Dialogava amabilmente con l’uomo davanti a lei, scherzava. In realtà rispondeva a brevi domande, e lo stato emotivo in cui si trovava faceva il resto. Lei non era mai stata così simpatica. Per entrare in confidenza con un uomo a tal punto ci metteva settimane.

Non si fidava molto degli altri, ma ancora di più non si fidava di se stessa.

Infatti, quando trovava qualcuno che le piaceva a volte le veniva da pensare che la situazione era troppo importante per affidarla a se stessa. Solo, non c’era un’altra a cui si potesse rivolgere, così si mostrava timida, insicura, a volte anche scorbutica.

Ma questa volta no. Questa volta non sarebbe andata così. E infatti non stava andando così. Stentava a riconoscersi, si sentiva bella, era veramente figa. Ma non solo dal punto di vista estetico, era il centro dell’attenzione, la situazione era in mano sua. E questo non la spaventava. Ma si accorgeva benissimo che non era lei che parlava, non era lei che si muoveva con disinvoltura sulla sedia, permettendosi anche il lusso di fare delle battute (per di più azzeccate) sulla persona che si trovava di fronte. In quella situazione, l’emozione aveva preso il posto della coscienza, dando vita ad una nuova personalità che, al debutto, stava facendo furore. Era pazzesco! Come faceva? E poi con una persona che conosceva così poco. Era solo la seconda volta che avevano modo di vedersi.

A questo punto, si accomodò meglio sullo sgabello. Era anche abbastanza scomodo.

“E brava la nostra Cinzia! Stasera stai facendo proprio furore!” disse l’uomo davanti a lei. Era sulla cinquantina, anche se così conciato non lo dimostrava, una ampia chierica regalo della maledettissima calvizie, abbastanza grasso. Comunque elegante, e con charme, senza dubbio.

“Hai visto, stasera mi faccio addirittura paura da sola!”

“Rosa, che ne dici della tua amica?” continuò lui.

Si, perché c’era anche l’amica.

“E’ bravissima! Veramente, stasera non la riconosco neanche io, ma va bene, va bene così” fu la risposta di Rosa.

Partì l’applauso.

“Benissimo Cinzia, ci siamo presi i nostri cinque minuti di svago, mi fa piacere che tu sia emozionata, sei arrivata fino a qui. Ora, però, devi concentrarti.”

“Si”

“Ti aspetta la prova più dura, lo sai”

“Eh si! Lo so benissimo!”

“Cosa ne farai di quei soldi, Cinzia?” Il conduttore faceva la domanda che spettava a tutti i concorrenti che arrivavano fino a quel punto. Cinzia stava aspettando che sul monitor apparisse la domanda da 1 milione di euro. Certo, anche le risposte.

Una su quattro. Venticinque percento. Era partita con questo spirito. E poi ci sono gli aiuti.

Non aveva mai pensato a partecipare. Anche a causa della sua timidezza. Non si immaginava seduta di fronte a Gerry Scotti sotto i fari e le telecamere, mentre tutti potevano vedere i suoi errori e ridere di lei.

Poi però, era arrivato quel giorno. Le arriva la lettera a casa. Cinzia abitava da sola, in quel vicolo cieco del mondo che è la periferia di Bari, monolocale (ma ben arredato, eh!) abbastanza piccolo.

Lavorava come cassiera ad un supermercato, in fondo non le dispiaceva quel lavoro. Certo, un po’ di sacrifici le costava, ma le amiche, i colleghi e il fatto di avere una propria indipendenza la facevano sentire bene. Era anche riuscita a mettere da parte due-tremila euro.

Infatti, vero che il lavoro non le dispiaceva, ma neanche lo amava. Così, sognava di andarsene. Partire, andarsene al nord. Ma non questo nord, il nord Italia. La Germania. Si, la Germania. Ci era stata durante un viaggio, le era piaciuto da morire l’ambiente aperto e multiculturale berlinese, e aveva giurato a se stessa di ritornarci.

Ma la lettera, quella aveva cambiato tutto.

Giusto per, tanto lo sapeva che era solo un tentativo, si era decisa a fare domanda di partecipazione al gioco, “Il milionario”.

Con la lettera venne a sapere che la avevano accettata. E fu combattuta tra euforia e paura.

Le comunicavano che la puntata sarebbe stata registrata il mese dopo, e lei iniziò a prepararsi mentalmente. Il giorno successivo, al lavoro, fu licenziata. Così. Fu chiamata dal direttore, dispiaciuto, si vedeva. In fondo, erano diventati un po’ una famiglia, al “Theta”. Però i soldi erano finiti per tutti. Entro un mese il supermercato avrebbe chiuso, lei e tutti quanti sarebbero stati licenziati. Il locale era destinato a diventare un magazzino. Coincidenze numeriche.

Quindi, ora Cinzia lavorava al fast-food di Casamassima.

“Sei pronta, Cinzia?” Gerry incalzava.

Fu presa da un leggero turbamento. E se sbagliava tutto? Tanto aveva i trentamila. Si, quelli servivano solo per lei, le bollette, la casa, la macchina. Ma l’altro progetto?

“Eh.. si si, si, sono pronta”

“Allora: Secondo quale tra queste persone  <<Un valore è la convinzione durevole del fatto che uno specifico modello di comportamento o di vita sia preferibile a un altro, opposto o diverso, sul piano personale e sociale>>?

Eh?

Apparve la domanda sul suo monitor, e iniziarono a leggersi le risposte. Tutte insieme.

a.       A. Smith

b.      D. Ricardo

c.       K. Marx

d.      M. Rokeach

Come il 94% del pubblico, degli amici a casa, della gente comune (conduttore compreso, anche se comune non è una buona definizione), Cinzia non aveva idea della risposta.

Conosceva Marx. Punto. Gli altri non sapeva chi fossero.

“Gerry, il mio cervello mi dice di lasciare. Non so qual è la risposta.”

“Si, ti ascoltiamo. Purtroppo non ti è rimasto neanche l’aiuto, perché sono sicuro che la chiamata a casa avrebbe fornito un contributo prezioso”

“Eh, infatti”

Aveva sprecato l’aiuto prezioso per la domanda precedente, quella sulle piante CAM.

Altro argomento su cui non sapeva assolutamente niente, ma Giuseppe, “l’amico a casa”, quando mancavano tre secondi era riuscito a dirle “minimizzano la perdita d’acqua durante la not…”. Sufficiente per trecentomila euro.

Ora era da sola.

Pensò a se stessa. Con trecentomila euro la vita era di molto facilitata. Poteva comprarsi una casa che lo fosse veramente, una buona macchina, insomma, vivere bene.

Ma il suo progetto, quello, non lo avrebbe realizzato.

“Gerry, io non voglio andarmene, ma voglio” disse con un sorriso che fu accompagnato dal primo piano sul volto sornione del conduttore con applauso del pubblico in sottofondo. Ogni tanto, la ripresa andava su Rosa, illuminata tra la gente che sembrava tutta uguale e blu scura, a guardarla in televisione.

La musichetta ansiogena andava avanti, Cinzia era diventata seria, l’effetto stupefacente dell’emozione stava scemando. Ora, la telecamera inquadrava una Cinzia pensosa. Ma soprattutto, rossa in faccia. Non parlava.

Troppo silenzio. Nella trasmissione televisiva, quei secondi (o minuti, non se lo ricordava quando la riguardò) erano stati tagliati completamente. Un flash forward che portava direttamente al momento decisivo.

“Gerry, io mi butto sull’unica cosa che so, Marx”

Trentamila euro al posto di trecentomila. Uno su dieci. Non era una buona percentuale. Altro che casa, se era sbagliato. Ma, se era giusto, tre a uno, anzi, anche di più. Comunque, altro che casa. Ma nel senso opposto.

“Come mai, se posso?”

“E’ l’unica persona che conosco, gli altri non li ho mai sentiti nominare. Ricordo vagamente Smith, ma gli altri proprio…”

“Quindi hai riflettuto sulla domanda, oppure è una risposta data ad istinto?”

Il conduttore aiuta. Perché non mi ha detto subito si? Perché sta perdendo tempo.

Si sentì sudata sulla fronte. Rossa. Caldo. Il cuore le batteva. Oddio, anche prima, però adesso aveva paura di svenire.

Madonna che figura che stava facendo, la figura della scema, quella che perde tutto, con la musichetta finale che sembra dirti “COGLIONA!MA SE NON LO SAPEVI PERCHE’ HAI RISPOSTO!!!”; Gerry la avrebbe guardata con compassione, e poi avrebbe dato la linea al tg.

“Non so… non so…”

Mi sta aiutando, devo cambiare.

Devo essere come prima, non devo fare la scema. VOGLIO ESSERE SICURA COME PRIMA.

“Anzi no Gerry. Ho scelto. E’ la mia risposta definitiva. Dico d, Roscek”

Ma che cazzo dici? Ma almeno lo hai pronunciato bene? Riguardò il monitor, no aveva sbagliato. Decise che era meglio fare finta di niente, tanto chi lo conosceva a casa, magari si pronunciava come lo aveva detto lei.

Uno su quattro. Magari è proprio la quarta, che ne sai, prima la risposta esatta era la a.

“Posso chiederti come mai?” disse il conduttore con la faccia abbastanza perplessa.

“No meglio di no. Voglio solo sapere se è esatta, finiamo con questo supplizio” le era tornato il sorriso, ma era diverso da quello di prima.

Applauso.

Ovviamente, il conduttore era serissimo. La musica tesa. Ma veramente tesa.

Ci mise dieci minuti a dire se era sbagliata. E la musichetta partì.

Una po’ di tempo dopo, Cinzia si riguardava alla tv, sentiva il discorso di Gerry, si ricordò quante volte lo aveva chiamato stronzo durante questo discorso.

Nella sua testa, in quei momenti, sentiva soltanto “STRONZOSTRONZOSTRONZOSTRONZOSTRONZOMUOVITIMUOVITIMUOVITISTRONZOMUOVITI” intervallato dalle risposte che, per educazione, lei doveva dargli durante quel colloquio prima della sentenza. Mentre chiudeva la porta di casa, pensò a tutto quanto.

Sempre un po’ di tempo dopo, le colleghe di Cinzia ebbero una lettera.

Gentile Signora/e,

è invitata il giorno 15 Marzo alla inaugurazione della nuova gestione del supermercato Theta, che si terrà presso lo stesso alle ore 20.00.

Ricordiamo che il lavoro ricomincerà dal giorno successivo, 16 Marzo.

Distinti saluti,

Cinzia Palmieri

Direttore

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Informazioni su artotrogo

Ho 24 anni, pugliese. Sono al momento impegnato in una sfida, durerà altri cinque anni (almeno).Scrivo alcuni racconti brevi, mi interessa tutta la letteratura. Potete trovarli su campodellerondini.worpress.com
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2 risposte a Uno su quattro

  1. arielisolabella ha detto:

    mi piacciono i tuoi racconti mi iscrivo al tuo blog se permetti…grazie.

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