Caos – Parte I

Fonte: dal web

Un’enorme colonna di fumo nero denso si alzava molto in alto, coprendo una buona fetta del cielo visibile in mezzo ai palazzi all’incrocio tra via Nicolai e via Roberto da Bari. Deflagrazioni scandivano irregolarmente il tempo, erano le dodici meno dieci del mattino, ma l’aria si era fatta scura per il fumo e dava quasi l’impressione di essere al tramonto. Gianni era per terra, vicino al murale che ritraeva una specie di Gesù Cristo con l’ittero, chinato accanto a Francesco.

La polizia non arrivava ancora (per fortuna), e delle ambulanze si sentiva la sirena costante, che a tratti aumentava l’intensità del suo suono, altre volte la diminuiva, ma la si poteva sentire sempre nell’aria.

Gianni richiamò il 118.

“Pronto? Pronto? Si guardi ho già chiamato prima, dovete fare presto, qui è un casino non so che fare, il mio amico sta perdendo sangue, nessuno ci vuole aiutare la gente sta scappando da tutte le parti e…”

L’operatore lo interruppe freddamente.

“Dove si trova?”

“Via Nicolai, avevate detto mezz’ora fa che entro cinque minuti ci mandavate un’ambulanza!”

Ancora uno scoppio terrorizzò Gianni, che si accovacciò su se stesso stringendo forte il cellulare.

Un bidone dell’immondizia vomitava fiamme alte fino ai balconi, era dal lato opposto della strada, trasportato da qualcuno; vicino, i resti di una Molotov.

“Si, stiamo facendo il possibile, abbiamo tutti i veicoli occupati ma facciamo il possibile, lei non ha la possibilità di muoversi e raggiungerci in ospedale?Là vicino comunque ci dev’ess…”

“NO,NO!Ve l’ho detto, dovete venire, dovete venire qua, non possiamo, il mio amico non si muove!Questo quasi sviene qua, sta malissimo! Me la volete mandare sta cazzo di ambulanza?” L’esplosione aveva reso ancora più nervoso Francesco.

“Guardi abbiamo avuto l’ordine dalla polizia di non avvicinarci alla zona di Piazza Umberto I per la nostra sicurezza e dovete chiedere a…”

“Sicurezza un cazzo il mio amico sta morendo!Mandat…”

Avrebbe continuato ad insistere col tipo, ma vide qualcosa che lo spaventò ancora di più della esplosione di prima. In fondo alla strada, un qualcosa con un lampeggiante sopra si era fermato, e ne erano scesi due uomini.

Riconobbe sotto la sirena un furgone, dopo che il fumo un po’ si era diradato. Non riusciva a capire da dove provenisse quel fumo, che a tratti gli oscurava la situazione. Chiuse il telefono di scatto, si alzò per vedere meglio, ma dovette girarsi improvvisamente per capire chi gli stesse correndo a grandissima velocità incontro.

Si voltò, e vide due ragazzi che correvano come matti, erano sconvolti. Poco dopo, girarono l’angolo due poliziotti in tenuta antisommossa. Nessuno del gruppo dei quattro si accorse di loro, e lui ne fu contento.

Decise. Sollevò l’amico e se lo addossò. L’operazione gli costò una fatica immensa, ma per la tensione non se ne accorse. Ormai rimanere là significava essere presi sicuramente.

Barcollando, si avviò verso Piazza Umberto, costeggiando l’Università.

Dietro di lui, le sirene. Ma erano i blindati che erano arrivati per fermare l’altro gruppo della rivolta.

La paura si appropriò completamente di lui. Continuava a portare il suo amico, ma solo perché era talmente spaventato che non riusciva a pensare che, abbandonandolo, avrebbe corso più in fretta. Era paralizzato, non pensava a niente, era un automa e andava avanti. Ora sapeva che fare.

L’università era un luogo da cui tenersi il più lontano possibile. Lì si stavano rifugiando gli altri manifestanti-insorti, ma lui per istinto decise di non andarci.

Doveva allontanarsi quanto più poteva.

Iniziò a correre con l’amico sulle spalle, alla Forrest Gump. Passò la fontana, gocce di sangue dalla bocca di Francesco (ormai completamente incosciente) gli cadevano sulla spalla; Gianni sentiva il liquido sulla spalla, ma credeva fosse acqua da qualche parte, non sapeva cosa fosse.

Nella piazza si erano rifugiati all’inizio, quando erano riusciti a scappare dalla prima carica dei carabinieri, da Piazza Moro.

Gianni e Francesco in realtà scappavano da altro: sull’Estramurale, con il loro corteo, si erano imbattuti nella Polizia, e senza avvisi, avevano ricevuto getti di idrante e manganellate. Trovandosi davanti al corteo, con lo striscione in mano, erano i più favoriti. Francesco aveva rimediato solo un po’ d’acqua, a Gianni invece una manganellata sul braccio non riuscì di evitarla, e non sapeva neanche lui come aveva fatto a rimanere in equilibrio e scappare nel sottopasso. Non ci avevano proprio pensato a combattere, anche perché non erano lì per quello. Loro non avevano neanche la minima idea di quello che sarebbe successo dopo il corteo, quando erano scesi dal treno della sud-est. Erano andati là solo per manifestare, non avevano idea che, in quel momento, questo non era più permesso.

Ora si ritrovavano a correre come pazzi, dietro e davanti a loro altre decine di persone scappavano dai carabinieri. Usciti dal sottopasso, fecero le scale di corsa, pensando che, fuori dalla stazione, avrebbero trovato riparo.

In Piazza Moro, però, accadde di tutto. Non sapevano come e perché stava succedendo, ma appena usciti dalla stazione, abbastanza impauriti, videro tutta la scena: un ragazzo, con un pezzo di ferro tipo tubo serrato nelle mani, colpì alla testa un carabiniere improvvidamente senza casco, e questo cadde per terra immediatamente. Gianni e Francesco erano scioccati, fermi là. La piazza era però presidiata da alcuni militari, i quali non aspettavano altro. Il ragazzo col tubo fu colpito da due proiettili da un carabiniere vicino. E là, solo allora, inizio il caos.

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Informazioni su artotrogo

Ho 24 anni, pugliese. Sono al momento impegnato in una sfida, durerà altri cinque anni (almeno).Scrivo alcuni racconti brevi, mi interessa tutta la letteratura. Potete trovarli su campodellerondini.worpress.com
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5 risposte a Caos – Parte I

  1. arielisolabella ha detto:

    mi sono laureata a Scienze politiche a Milano tanti anni fa…^_^..mi ricorda qualcosa…..

    • artotrogo ha detto:

      Si, ho provato ad immaginare una situazione del genere nelle nostre città. Il pezzo potrebbe fare parte di qualcosa di più lungo, ci sto pensando su.

  2. arielisolabella ha detto:

    allora bastava passare sotto i portici a torino ..vicino alla piazza a milano e ti beccavi un pugno o una manganellata…sfogavi una rabbia antica figlia piu’dell’anarchia che di un idea ..ho sempre preferito discutere in assemblea che sfilare…ammetto di esser stata molto autoconservativa…(diciamo cosi’va’…^_^)..sono curiosa del proseguo…

    • artotrogo ha detto:

      Lo pubblicherò tra poco, penso tra qualche giorno. Questo racconto nasce anche da una paura che le cose precipitino nel verso sbagliato, quando si perde il controllo

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