Caos – Parte II

Gianni e Francesco iniziarono a correre per allontanarsi al più presto, l’unica via che gli sembrava normale era arrivare all’università e unirsi alle persone che aspettavano là per il comizio finale. Da lì poi avrebbero trovato un passaggio per tornare a Triggiano.
Così fecero; in realtà fu Francesco da solo a pensare questo, e Gianni lo seguiva e lo sentiva urlare:”Andiamo all’ateneo VELOCE!!!”
La strada era bloccata da alcune auto ribaltate: evidentemente là il caos era esploso da molto prima; i ragazzi, quindi, erano dovuti passare da vicino alla fontana. I carabinieri non guardavano in faccia a nessuno. Un agente, manganello alla mano, cercava di tenere lontano alcuni coraggiosi che sfidavano anche i colpi di pistola; si vide arrivare a tutta velocità i due ragazzi: pensò prima di tutto alla sua vita. Con rabbia, il carabiniere colpì Francesco col manganello alla spalla sinistra. Il ragazzo fu sbalzato completamente alla propria destra, inciampò e sbattè violentemente il muso contro il bordo della fontana.
Francesco era completamente stordito, Gianni ormai in preda al panico, iniziava ad agire per istinto, voleva solo fuggire.
Aiutò Francesco ad alzarsi cercando di non guardare la bocca completamente piena di sangue, e si avviarono fuori dalla piazza.
L’agente ormai non pensava più a loro, dal momento che erano inoffensivi, ma si unì ad un gruppo di militari per aiutarli.
I ragazzi riuscirono quindi a passare nel pezzo di strada con gli alberi ai fianchi, Francesco piangeva per il dolore, non capiva altro, sentiva soltanto il braccio di Gianni sulle spalle che lo spingeva in avanti.
Gianni, cercando di calmarlo e di calmarsi, gli ripeteva continuamente:” France’ resisti due minuti, arriviamo all’Ateneo che là devono stare le ambulanze, non cadere, statti in piedi!”
Attraversata la strada, Francesco cadde. Non ce la faceva. Gianni però lo convinse a rialzarsi. In piazza, i poliziotti uscivano dall’altro lato, da via Crisanzio. Francesco si rialzò, ma quando riuscirono ad arrivare davanti alla fontana, non c’era niente. Ai loro lati, durante il percorso, varie persone gettate per terra sanguinanti, alcuni vicino a loro che piangevano, non si capiva nulla. Sentivano le esplosioni di qualcosa, ma arrivavano da diversi punti ed era impossibile capire di preciso da dove potessero provenire.
Una Punto e una Peugeot bruciavano. Tutto accadeva in fretta. Videro i gazebo da cui erano partiti i vari cortei spaccati, un tavolino superstite era macchiato di sangue, e un pezzo di sedia di plastica era nella fontana.
Il palco, in fiamme.
Gianni allora decise di andare via, lontano, dalla parte opposta a quella verso la quale aveva visto i carabinieri. Francesco iniziava a gridare. Svoltato l’angolo dell’università, si ritrovarono davanti all’edicola. Qui Francesco cadde per la seconda volta. Invano Gianni tentò di farlo rialzare. Francesco a fatica riuscì a fargli capire che stava svenendo, non riusciva più a camminare. E così si ritrovarono intrappolati.

Gianni ,adesso, con l’amico in spalla, continuava a correre, a suo modo. Al lato di Piazza Umberto più lontano dall’Ateneo, Gianni dovette fermarsi. Lasciò per terra Francesco, era troppo stanco. E vide sulla sua manica il sangue. Quasi non ci faceva caso, era troppo sconvolto. Si cacciò le mani tra i capelli. Urlò, pianse per un poco. La gente sfilava, rumori e fumo annebbiavano tutti i sensi. I balconi si serravano, le macchine erano per strada in maniera confusa, solo caos.
Gli vibrò il cellulare.
“Gia’! Dove state?”
Carlo, che era prima con loro sull’estramurale, era riuscito finalmente a contattarli. Aveva dimenticato il cellulare nella maniera più assoluta, non esisteva per lui. Si rese conto che doveva informare i suoi. Ma cosa potevano fare loro, che cosa. Li avrebbe informati all’uscita da quell’inferno.
“GIA’! OH!Mi senti? Dove state?”
Era rimasto muto al telefono, si riprese.
“Carlo aiutaci, Francesco sta male, gli hanno spaccato la bocca, è svenuto io non so che cazzo fare, vieni, aiutaci per favore!”
E scoppiò a piangere più intensamente.
“Dove state Gia’?” insistette Carlo.
“A a all’ateneo, che cazzo a Piazza Umberto Carlo, sta la polizia, non vogliono mandare le ambulanze come devo fare!” continuò lagnandosi.
“Gia’ sto la vicino, venite qua, stanno le ambulanze qua. Io non posso entrare devi riuscire a venire tu!”
“DOVE STAI?? Gridò Gianni.
“Sto in Corso Cavour, vicino al Petruzzelli!”
“E COME CAZZO FACCIAMO CA’, non ce la faccio, non ce la faccio!”
“Devi venire Gia’, stanno arrivando gli altri carabinieri, sta il macello, devi uscire da là!”
Gianni chiuse il telefono e si sedette su una delle panchine in marmo. Rimase lì fermo, in pieno shock, a guardare l’amico, che ormai iniziava a diventare pallido. All’improvviso, le sirene.
Si alzò di scatto, raccattò Francesco con tutte le forze. Si rimise in marcia.
Quattro incroci lo separavano da Corso Cavour.
Iniziò a muoversi in direzione di Via Argiro, riprese con una mano e con un gesto da contorsionista il cellulare e, dalle chiamate recenti, fece il numero di Carlo.
“Ca’ da che parte stanno i carabinieri?”
“Qua ho sentito quelli delle ambulanze che dicono che arriveranno all’ateneo da Via Melo, il gruppo che stava qua si è spostato in quella direzione perché dice che là sta un altro casino!”
Gianni non rispose, e svoltò in Via Beatillo. Aveva i crampi alle braccia.
Più che camminare, si trascinava.
Francesco si riprese un attimo, tossì.
“GIA’!GIA’!NON MI SENTO, DOVE STIAMO, STO MALE, AIUTAMI!”
“France’ resisti, stiamo arrivando alle ambulanze, vaffanculo resisti!”
All’incrocio con Via Melo vide i carabinieri correre verso di lui, ma si trovavano a due isolati. Tra lui e loro, una piccola folla di gente incappucciata con mazze che ormai abbandonavano, visto che servivano solo ad impedirgli la fuga.
Fece uno scatto proseguendo dritto, ma dovette fermarsi subito. Un blindato stava svoltando proprio in Via Beatillo.
Si rigirò, si voltò in Via Melo, andò verso l’incrocio successivo. Ormai li sentiva sempre più vicini, alcuni insorti gli passavano davanti, Francesco vomitò qualcosa.
Un rumore di scoppio di vetri lo fece sussultare, poi un scheggia gli passò a tre centimetri dalla gamba.
Girò in Via Dante. Un solo isolato lo separava da Corso Cavour. Le ultime forze le impiegò per correre davvero, ma i manifestanti-insorti venivano nella sua direzione, perché dal lato opposto di Via Melo la polizia li stava stringendo in una tenaglia. Spari, alcuni manifestanti caddero per terra colpiti, lui si teneva con Francesco sulle spalle radente al muro. Riuscì ad arrivare sul Corso, a sinistra il Petruzzelli si stendeva nella sua quiete e grandezza, non centrava nulla con tutto quello che stava succedendo. Vide il posto di primo soccorso, vide Carlo da lontano che si avvicinava.
Si fermò a metà strada, Carlo veniva avanti a piedi e un’ambulanza lo seguiva.
Depose Francesco per terra e anche lui si stese. Le urla dall’altra strada arrivavano miste ai rumori degli scontri, spari, tonfi, piccoli scoppi e il rumore delle fiamme.
Gianni era troppo stanco. Vide gli infermieri attorno a Francesco, lo sollevarono sulla barella e fu ingoiato dall’ambulanza. Poi, questa sgommò lontano a tutta velocità.

Annunci

Informazioni su artotrogo

Ho 24 anni, pugliese. Sono al momento impegnato in una sfida, durerà altri cinque anni (almeno).Scrivo alcuni racconti brevi, mi interessa tutta la letteratura. Potete trovarli su campodellerondini.worpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Racconti e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Caos – Parte II

  1. arielisolabella ha detto:

    com’e’facile smarrire la strada ….o solo ritrovarsi nel posto sbagliato o con la compagnia sbagliata …com’e’facile scivolare via…..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...